Questo era il primo sostanziale recupero della casa-museo dai tempi della Serenissima e aveva lo scopo di adeguare il palazzo alle nuove necessità legate agli eventi culturali. La nota sensibilità al contesto di Scarpa emerge qui ancora una volta. Scarpa lavora  al restauro e consolidamento dei tre elementi chiave del palazzo: il nuovo accesso con il ponte, la fondamenta, il portego e il giardino, ed é quest’ultimo che “visiteremo” insieme questo mese.

Lo spazio del giardino é molto ridotto e decisamente non molto fortunato: é un piccolo fazzoletto verde, chiuso tra i palazzi attorno al campo di S.Maria Formosa, dimenticato dagli stessi proprietari che lo usarono prima come deposito e poi come orto.

Qui, l’intervento di Scarpa crea uno spazio di tranquillità, sfruttando le stesse limitazioni dello spazio. La forma e le dimensioni minime vengono trasformate dall’uso di volumi e percorsi nuovi: grandi parallelepipedi dalle linee semplici diventano gradini, fioriere, piccoli canali e vasche, creando un con gioco di viste che fa respirare lo spazio e gli dona un sereno dinamismo.

Il muro di cemento ruvido viene incastonato da un nastro di mosaico di tessere di vetro di murano, che vanno dall’oro al grigio al pece che, in altri luoghi del giardino, si trasforma in un sentiero o un piccolo canale.  Un papiro, un melograno e alcuni alberi in fiore portano le stagioni all’interno dello spazio.

C’è tanta storia e cultura in queste scelte di Scarpa: c’é Venezia e tutta la sua tradizione; il suo paesaggio con i suoi riflessi liquidi; ci sono i suoi viaggi in Giappone. E` un mondo di grande semplicità visiva ma di una ricchezza infinita, che ci spinge a scavare sempre alla ricerca di nuovi significati ed evocazioni.

Era il 1959 quando Giuseppe Mazzariol, docente di Storia dell’architettura presso lo I.U.A.V., incaricò all’amico e collega Carlo Scarpa i lavori di restauro della Fondazione Querini Stampalia, di cui era allora direttore. Era urgente la sistemazione del piano terra, spesso inutilizzabile a causa dell’acqua alta, nonché il cortile del palazzo costruito nel 1514.

La scelta dei materiali e la loro risposta all’acqua creano un continuum con il resto dell’edificio e un dialogo con la città di Venezia. L’acqua, la cui gestione rappresentava la principale causa dei lavori, é la grande protagonista. Scarpa sfida l’approccio “funzionale” al problema dell’acqua alta attraverso una nuova visione, che trova proprio nella relazione con questa il suo cardine: l’acqua alta non viene bloccata ma “accolta”, permettendole di entrare nell’edificio attraverso paratie che corrono lungo i muri interni. La sua presenza continua in giardino in un’ampia vasca a più livelli in rame, cemento e mosaico e in un piccolo canale ai cui estremi si trovano due labirinti scolpiti in alabastro e pietra

Come Scarpa scrisse a Mazzariol, “dentro, dentro l’acqua alta; dentro come in tutta la città. Solo si tratta di contenerla, di governarla, di usarla come materiale luminoso e riflettente: vedrai i giochi di luce sugli stucchi gialli e viola dei soffitti. Una meraviglia!”

E come possiamo dargli torto? I giochi di luce e lo zampillio rilassante dell’acqua nel giardino creano un’atmosfera unica, che non posso che invitarvi a scoprire quanto prima.