Era il 1956 quando il Marchese Gallarati Scotti e la moglie, Lavinia Taverna, acquistarono una proprietà di oltre 10 ettari sul litorale laziale, presso Tor San Lorenzo, vicino a Roma. La proprietà fu chiamata “la Landriana”, in omaggio ad uno dei nomi della famiglia Taverna. Si trattava di un appezzamento di terreno brullo, dove la coppia inizialmente desideró piantare pini ed eucalipti per fare un po’ di ombra al casale e per creare una barriera ai venti che provenivano dal mare poco lontano. Il giardino e la passione botanica nacquero quasi per caso grazie ad una bustina di semi regalata a Lavinia Taverna da un’amica. Da quel momento, la Taverna inizió a collezionarvi piante e a coltivare una passione destinata a creare i giardini che oggi conosciamo. Tuttavia, le piante erano collocate un po’ a casaccio, senza seguire uno schema preciso. Per dare ordine al giardino decise di chiamare Russell Page, noto paesaggista inglese che aveva giá creato i giardini della Mortella ad Ischia, per dare una struttura forte a quell’insieme di piante raccolte negli anni.

“Russell veniva qui e chiacchieravamo di molte altre cose […]”- disse la Taverna. “Quando arrivò non c’era ancora un giardino, non c’era assolutamente niente, a parte la mia accozzaglia di piante. I […] ll progetto iniziale è nato in modo molto spontaneo, mentre io e Russell camminavamo insieme in giro per il giardino, parlando di tutto un po’. […] Le idee nascevano passeggiando. Mi diceva: “Qui in fondo potremmo fare questa cosa“, ne parlavamo un momento insieme e poi mi dava le linee generali di quello che si doveva fare, insieme a tanti consigli: l’idea delle stanze è venuta così”.

Page suddivise l’area in spazi definiti dal disegno geometrico sottolineato da siepi e vialetti: la zona accanto alla casa venne arricchita con una pergola, un piccolo giardino con una vasca, davanti alla sala da pranzo e sul prato davanti alla casa fece una bordura grigia.

Poco più in là progettò il “Giardino degli aranci” dedicato alle rose e uno quello”degli Ulivi”, nato come per ospitare le nuove piante collezionate dalla Marchesa. La passione di collezionista botanica continuó negli anni, tanto che Page, assente dalla Landriana da qualche anno dopo, ritrovó numerosissime nuove piante al di fuori delle aree da lui disegnate. Per questo motivo, decise di rivedere lo schema iniziale: le siepi alte di cipressi piantate dalla Taverna per “contenere” le piante vennero abbassate in modo che queste stanze venissero visivamente inglobate in tutto il giardino. Lungo il fianco della collina suggerí la creazione del cosiddetto “Viale Bianco”, una scalinata rettilinea che scende nella zona inferiore e creò un lago artificiale. Negli Ottanta, la Marchesa decise di ripensare alcune zone: i colori più sgargianti lasciarono posto a schemi di colore delicati, composizioni di pieni e di vuoti e maggiore rigore nel disegno. Quella preoccupazione “della della relazione tra gli oggetti che compongono il quadro, siano essi boschi, campi o acqua, pietre o alberi, cespugli e piante o gruppi di piante” di cui Russel Page parla nel suo “L’educazione di un giardiniere” aveva ormai radicato nell’animo di Lavinia Taverna che continuó definire con sempre piú chiarezza il principio delle stanze tematiche e degli accostamenti di forme, di fogliame, di tinte suggeriti da Page.